CHE COSA E' UN ORTO SINERGICO???

Ogni anno in questa stagione io e mi marito facciamo un piccolissimo orto,  giusto 3/4 pomodori e qualche insalatina, ma fare un orto non è semplice e non sempre nasce un buon frutto.

Oggi noi giovani siamo un po' " incasinati", lo stipendio è quello che è e se non c'è un nonno che ti ha lasciato un bel trattorino ed altri strumenti da orto, a noi ci restano  solo una zappa ed una pala....!

Così ho pensato che deve esserci un'altra maniera e mi è venuto in mente che qualche anno fa alla fattoria tra i fili d'erba di Lucca c'era un ragazzo di Livorno che costruiva un orto sinergico. Ed ecco che sono ritornata a fare delle ricerche, ci ho pensato per bene e quando tutte le idee mi sono entrate in testa non ci ho pensato 2 secondi ed oggi ho iniziato.

Ovviamente prima mi sono documentata, perchè anche questo metodo non è facile, ma per lo meno occorre solo una pala, e quella ce l'abbiamo! Ah Ah Ah

Come potete vedere dal filmato ho iniziato a scavare la terra, perchè è necessario prendere quella del tuo territorio, poi l'ho unita alle foglie di ulivo ( quello che ho trovato nel mio giardino ), frutta e verdura marcia ( organico di casa ), e del terriccio universale.

Ho fatto un po' come seguire una ricetta per un dolce, leggevo e mettevo in pratica i 4 principi di Emilia Hazelip ( leggi sotto )

E poi ho scoperto che è molto importante sapere che ci sono piante amiche e nemiche, che se seminate accanto si aiutano o si disturbano, ecco perchè vi allego la tabella di cosociazione tra gli ortaggi.

Ho passato tutta la giornata in giardino, ero così presa da questo lavoro che ho spalato la terra, fatto circa una quindicina di viaggi con la carriola piena, ho raccolto il fieno da terra, avevo dolore alla schiena, ma c'è stata una forza dentro di me di portare a termine questo progetto che niente mi ha fermata.

Faccio un appello a tutti coloro che vorrebbero fare un orticello, ma che non sanno da dove iniziare. Intanto è importante capire che non occorre molto spazio, anzi ( io avrò occupato circa 25 mq circa ), poi, e mi rivolgo alle donne, che ce la possiamo fare anche da noi, ed infine che è meraviglioso dedicare il nostro tempo a fare qualcosa di creativo, di simbolico  e che produce tanto buon cibo sano e veramente BIO. Cosa aspettate???

PS: non vedo l'ora sia un nuovo giorno per tornare a piantare il mio orticello

Vi metto qui sotto le informazioni che ritengo più importanti a cui ho fatto io stessa riferimento:

 

" Sono un’agricoltrice che vive in Francia e che ho avuto una formazione in agricoltura biologica in California, agli inizi degli anni 60.

Lavoravo e tutti i lavori che facevo mi ricordavano la terra bruciata e maltrattata che avevo visto in Castiglia quando ero piccola.

Mi sono interessata al lavoro di Fukuoka nel 1978, quando ho letto il suo libro “la rivoluzione del filo di paglia”.

Il suo lavoro era la prova viva che la mia intuizione era valida: voglio dire che la lavorazione della terra non è necessaria."  Emilia Hazelip

 

Articolo pubblicato su D&D il giornale delle ostetriche n° 39
di Marialia Zappalà

 

Emilia Hazelip era una donna bellissima. Capelli brizzolati le illuminavano il viso con una luce di metallo morbido. Pelle brunita dal sole, braccia muscolose e mani forti, ma femminili e delicatissime nel toccare le giovani piantine. Mani a contatto continuo con la terra.

La terra era il suo lavoro, la sua vita, il suo sogno, e più ne comprendeva i segreti, più ne era invasa di meraviglia. E come tutte le persone capaci di meravigliarsi, Emilia era giovane, una ragazza di 65 anni. Emilia è morta improvvisamente, nella notte fra il 1° e il 2° febbraio, momento che secondo il calendario celtico corrisponde allo stato di massima apertura della Terra, al suo risveglio.

Anche in questo passaggio, viene da pensare, era estremamente in sintonia con il suo Elemento.

Ha lasciato dietro di sé un'agenda di impegni e centinaia di allievi-amici scioccati dalla sua scomparsa, ma determinati a portare avanti il suo nome un lavoro destinato a incidere positivamente nel terzo millennio: un messaggio di collaborazione, di sinergia con la Terra, una via d'uscita dalla logica dello sfruttamento e del controllo delle risorse naturali.

Proprio “agricoltura sinergica” era il metodo di coltivazione da lei elaborato in anni e anni di esperienze, di ricerche, di osservazione. Un metodo che a me, allieva in un suo corso di una settimana l'estate passata, sebbene priva di ogni nozione di agricoltura, era risultato estremamente comprensibile e logico. Probabilmente perché si, ero digiuna di agricoltura, ma da anni calata in una visione della Nascita che ha tantissimo in comune con la sua visione della Terra. Mi servivo continuamente stimolata a riflettere sulle relazioni fra i due soggetti, via via che Emilia andava argomentando come con la “sola” conoscenza di cosa si svolge al di sotto del livello del suolo, ed evitando di interrompere e di interferire con quel flusso vitale, sia possibile ottenere raccolti mediamente più abbondanti di quelli ottenuti con metodi convenzionali, allevare piante sane che non hanno bisogno di interventi chimici e mettere in moto una serie di azioni positive, capaci nel tempo di invertire la rotta dei suoli coltivati verso la sterilità.

E lei ne sapeva veramente tanto di cosa avviene sotto il livello del suolo:descriveva tutto un brulichio di vita, i movimenti instancabili di tipi e tipi di lombrichi, diversissimi fra loro a seconda del livello di profondità in cui si muovono, in continua relazione con le radici delle piante, al lavoro giorno e notte per facilitare reazioni fra queste, i minerali, gli zuccheri,i funghi. E parlando in spagnolo, una lingua per me straniera, che però mi risultava in quel momento il linguaggio più comunicativo che avessi mai udito, ci trasmetteva non solo conoscenze, ma nuove attitudini della mente, ci invitava metaforicamente a sviluppare una vista sotterranea, ad inchinarci e accostare l'orecchio alla terra per ascoltare e comprendere tutto quel flusso di vita. E a me veniva in mente la poesia do Wendel Berry: “...vai col tuo amore nei campi... posa il capo sul suo grembo e vota fedeltà alle cose più vicine alla tua mente”, e pensavo allo stetoscopio delle ostretriche...

Ne sapeva veramente tanto Emilia Hazelip, delle relazioni fra sole, acqua, terra e vento, e fra loro e i miliardi microrganismi che sotto il suolo collaborano alla vegetazione delle piante , e alla nostra nutrizione, utili sia come organismi viventi che come particelle di una massa di cadaveri capace di fissare nella terra l'energia solare. E ascoltando di tutti questi movimenti microscopici, io pensavo alle centinaia di cellule che si parlano nel corpo umano e che sono capaci “da sole” di mettersi d'accordo per costruire un nuovo essere; pensavo agli ormoni, sapientissime sostanze che puntualmente intervengono ad aiutare l'annidamento dell'ovulo nel terreno femminile, a scatenare il parto, ad aprire i rubinetti della nutrizione, a favorire la relazione d'amore fra mamma e bambino subito dopo la nascita.

L'insegnamento di Emilia, per me, ha significato insieme sintesi di tutte le cose apprese nel tempo dalle mie maestre ostetriche e sviluppo del loro pensiero verso una dimensione più ampia, dove è possibile sentirsi parte integrante di un insieme armonico di fenomeni e di relazioni. Durante il suo corso “ho visto - come ha scritto recentemente uno dei suoi amici italiani – la mia visuale ribaltarsi e riempirsi d'amore, di rispetto e di cortesia verso la Madre Terra”.

Infatti erano questi i sentimenti che Emilia Hazelip trasmetteva, col suo modo di contagiare, più che di impartire lezioni. Contagiava il rispetto per la terra, con un significato attivo e attivante verso la conoscenza e l'osservazione, verso la capacità e la voglia di sperimentare continuamente in prima persona tutto ciò che avviene nel regno dell'agricoltura: perché per lei ogni sito, ogni pianta, ogni esposizione, ogni ambiente, sono unici ed è proprio da questa unicità che nasce la ricchezza e l'abbondanza della natura e la risorsa della salute. E anche qui, come non stabilire paralleli fra il suo approccio e quello dell'ostetricia naturale?

Contagiava cortesia verso la terra, proprio nel senso classico del termine: cortesia nel senso di cadere il passo, di ascoltare prima di parlare, di intervenire solo dopo aver veramente compreso, di mostrare umiltà verso chi ne sa più do noi. E la Terra, questo era il messaggio ripetutamente sotteso alle parole di Emilia, ne sa molto più di noi. Ne sa più di noi perché è antica, ne sa più di noi perché lei è il tutto, ne sa più di noi perché sue sono le leggi naturali. E perché riconosce il nostro potere ed è sempre in relazione col nostro operato, cosa di cui noi non siamo coscienti.

Mi piaceva molto, per capire questo concetto , la storia delle piante pioniere , cioè quelle “erbacce” che hanno radici difficilissime da eliminare dal terreno, quelle che dal nostro punto di vista vanno sterminate se vogliamo coltivare (e giù diserbanti e veleni chimici) e che dal “loro”, invece, obbediscono semplicemente a un comando della natura: andate e colonizzate i suoli impoveriti, erosi e traumatizzati, riportatevi le radici della vita. Comando a cui non possono sottrarsi finché noi non smettiamo di traumatizzare i suoli. In questa prospettiva il conflitto atavico fra Uomo e Natura mi è apparso datato, e sanabile con il semplice esercizio dell'ascolto e della cortesia verso la Terra.

Come tante volte, pensando alla ostreticia naturale avevo sognato che la tecnologia venisse utilizzata solo come supporto per promuovere una visione femminile del parto. Una visione antica, cioè preesistente al vizio pesare, misurare, controllare, e capace di acquisire sapere stando in contatto. E anche Emilia era una donna antica, antica come solo i moderni sanno essere, perché affiancava alla conoscenza approfondita della più aggiornata microbiologia del suolo e fisica degli elementi, un'attitudine da raccoglitrice che, capace di riconoscere in ogni frutto spontaneo della terra il potere di trasformarsi in cibo, nulla scarta e tutto valorizza. Trasformare in energia tutto ciò che viene dalla terra e restituirle in pari misura ciò che si raccoglie era un altro dei compiti che Emilia Hazelip sentiva suoi.

In una visione più complessa dell'agricoltura che voleva mostrare al mondo, la permacultura, nulla va sprecato, si utilizzano solo fonti di energia rinnovabile e anche l'acqua sporca viene depurata tramite le piante e riciclata, cosi come il letame, animale e umano, che può essere trasformato in bio-gas. Non esistono rifiuti perché ogni cosa si decompone e si trasforma in humus.

Nell'orto le piante vengono raccolte senza estirpare le radici, le foglia secche vengono lasciate sul suolo. Le stesse piante restano nella terra per tutto il loro ciclo vitale, piante vecchie e piante giovani condividono lo spazio insieme a piante di famiglie diverse, creando un ambiente vario e ricco di biodiversità e facendo dell'orto, non un lavoro ripetitivo, ma un sistema in continua evoluzione. Foglie secche, paglia e altri residui vegetali vengono usati per tenere sempre coperto il terreno sotto le piante, permettendo di seminare in superficie senza traumatizzare il suolo.

Con tutte queste “cortesie” che trasformano il duro lavoro agricolo in una piacevole arte, si pareggia il bilancio energetico: si restituisce alla terra più di quanto le si prende e se ne ottiene in cambio la sua salute, frutti buoni e abbondanti e un'autofertilità in costante crescita. Arte del coltivare e arte del far nascere, ancora una cosa in comune: la capacità di vigilare amorevolmente, lasciando che avvenga il processo creativo, osservando e favorendo senza interferire. Arte che nasce da una visione della vita al femminile, come femminile è la sostenibilità, la pace e la potenza generativa.

Riallacciandosi col suo sapere moderno all'antica maieutica delle custodi dei frutti della Terra, Emilia Hazelip ha riportato nel nostro tempo il patto originario di alleanza fra natura ed esseri umani, guidandoci alla riconquista del nostro ruolo di Ponte fra natura e arte. Per questo i semi della conoscenza che ci ha trasmesso, sono destinati a germogliare ancora, uno dopo l'altro, come in un orto sinergico in continua evoluzione. 

Emilia Hazelip, agricoltrice spagnola, era insegnante di “Agricoltura Sinergica” e “Permacultura”. Uno dei suoi allievi ha scritto: “Come un'allegra sacerdotessa Emilia ci ha trasmesso una serie di regole per sentire il ritmo della terra, quello più profondo e difficile da sentire, in modo che potessimo sintonizzarci”.

                                                                                 

l lavoro di Emilia Hazelip consiste principalmente nell'adattamento ai nostri climi ed alla nostra cultura, dei principi che Fukuoka individua per l'agricoltura naturale:

1. Fertilizzazione continua del suolo tramite una copertura organica permanente.
2. Coltivazione di specie annuali in associazione a colture complementari, con l'integrazione d'alberi azoto-fissatori.
3. Assenza d'aratura o di qualsiasi altro tipo di disturbo del suolo: il suolo si lavora da solo.
4. Il suolo si area da solo se noi evitiamo di provocarne il compattamento.

Capiamo ora, in sintesi, come questi principi possano essere applicati alla realizzazione di un orto di sussistenza ed alla coltivazione in pieno campo; ulteriori approfondimenti si possono trovare nei documenti di archivio.

 

PREPARAZIONE DEL SUOLO

Il primo passo per l'agricoltura sinergica è la preparazione del suolo.

Quando instauriamo un sistema di coltivazione che succede ad un sistema presente in un area agricola, sia esso di piante spontanee o coltivate, dobbiamo destrutturare il primo per far sviluppare il secondo.

In suoli destrutturati e impoveriti da colture precedenti o da processi di laterizzazione è necessario, oltre che ripulire il suolo dalle radici di vegetazione spontanea che lo occupa, riattivare un sistema evolutivo con tecniche adeguate.

Un modo per fare questo è la coltura della patata sotto una copertura di cartoni e paglia. Questo sistema integrato di coltivazione e pacciamatura aiuta a mantenere l'umidità del suolo ed attrae i lombrichi, rivitalizzando il suolo e preparandolo al processo di riequilibrio dell'auto-fertilità.

FORMAZIONE DI BANCALI

Dopo la pulizia del suolo comincia la preparazione dell'orto che avviene scavando e formando le aiuole ed i passaggi. E' l'ultima volta che il terreno verrà rimosso; è quindi necessario definire con chiarezza quali saranno i luoghi per il passaggio e quelli dove il terreno verrà coltivato: i bancali.

In grande scala questi bancali possono essere fatti con gli aratri, ma la lavorazione a mano è quella più appropriata.

I bancali possono essere realizzati in forme e dimensioni diverse; l'importante è poter arrivare al centro senza rischiare di calpestare l'aiuola. Se si ritiene necessario si può aggiungere materiale organico al momento della realizzazione per compensare al danno fatto con l'aratura. Anche se il "nutrimento forzato" del suolo è normalmente da evitare, quando le circostanze lo richiedono, è consigliabile aggiungere concime ben stagionato, compost, o altro materiale organico.

IRRIGAZIONE E PACCIAMATURA

Il modo migliore sperimentato per distribuire l'acqua e non viziare le piante è quello d'installare un impianto d'irrigazione a goccia.

Non è necessario comunque acquistare sistemi costosi, il sistema d'irrigazione più semplice funziona con la gravità: l'acqua arriva ai tubi da una vasca posta ad un livello superiore rispetto all'orto.

Dopo aver seminato e trapiantato il suolo viene coperto con uno strato di pacciamatura, ideale la paglia per i bancali e segatura per i passaggi.

TUTORI

Nella maggior parte dei bancali, si possono installare archi tutori permanenti - usando anche tondini di ferro, tipo quelli usati in edilizia - su cui far arrampicare le piante.

Ogni pianta viene attaccata all'arco o a un ulteriore orditura in filo di ferro, da uno spago teso. I tutori vengono assicurati anche tra loro in modo da formare una rete staticamente resistente.

Questo sistema funziona molto bene per pomodori, cetrioli, piante in seme etc. in quanto lascia passare l'aria tra le foglie, riducendo così i problemi dovuti alle muffe e ai funghi e liberando spazio in basso tenendo i frutti sollevati dal suolo, dove potrebbero essere danneggiati dall'umidità o dagli insetti. Inoltre, i legumi rampicanti e le zucche possono correre sopra i tondini stessi, in modo che possano essere utili come ombreggianti, quando il caldo sole estivo non permetterebbe più di coltivare insalate e piante che soffrono le alte temperature.

Un ulteriore vantaggio di questo sistema è che non c'è pericolo che il vento distrugga il raccolto buttando giù tutto.

SIEPI E PROTEZIONI NATURALI

Dobbiamo tener conto anche di una siepe tagliavento intorno all'orto, della varietà più idonea secondo il clima e la pluviometria. Possiamo piantare insieme agli alberi e agli arbusti calendule, nasturzi, tageti, ricino, aglio, erba cedrina, tanaceto, lavanda, basilico etc. Queste piante hanno azione insetticida, e più ce ne sono meglio è; infatti con la loro presenza risultano benefiche alle colture proteggendole dai nematodi e da altri insetti nocivi, e sono inoltre utilizzabili per usi culinari e per la preparazione di insetticidi biologici, da usare se necessario.

La stessa logica si può applicare alle coltivazioni da campo.

Come nell'orto si predilige una pacciamatura morta (paglia, foglie, lana di pecora etc) prendendo esempio dal bosco, così per aree grandi si utilizza una pacciamatura vivente come in natura avviene nella prateria.

La scelta delle colture e delle coperture vegetali varia a seconda dell'area geografica, ma il sistema è sempre lo stesso.

Per le colture in pieno campo, in ambienti siccitosi, si prepara il suolo stabilendovi una copertura vegetale permanente di piante azoto-fissatrici a portamento basso, con massima copertura del suolo, resistenti alla siccità e che si mantengano in vita durante la stagione secca.

Per cominciare, si semina la specie di copertura in tutto il campo, e questa operazione può richiedere un'aratura... sarà l'ultima volta che si disturba il suolo.

Una volta stabilitasi la copertura vegetale, le colture verranno seminate e raccolte senza disturbare il suolo.

Le pratiche agricole non mono-culturali implicano la presenza simultanea nel campo di più di una specie da raccogliere.

Se si vuole coltivare un cereale, esso si seminerà a distanza maggiore rispetto alle colture convenzionali, per permettere alla luce del sole di raggiungere la copertura verde. Quest'ultima deve mantenersi rigogliosa per proteggere il suolo dalle spaccature e dalla compattazione, ed anche per liberare azoto ammoniacale che potrà essere utilizzato dalla nostra coltura.

Si possono piantare leguminose lungo la fila del cereale, in alternanza. Negli spazi lasciati per il passaggio fra i letti di coltura, si può piantare una fila di cucurbitacee. Alberi azoto-fissatori invece, vengono piantati tutto intorno al campo, nelle siepi di contorno, a circa 5 m fra loro. Insieme agli alberi e agli arbusti che formano le siepi, si possono piantare le aromatiche o altre perenni come abbiamo visto per l'orto.

Al momento del raccolto tutte le piante vanno tagliate al livello del terreno, non estirpate. Il suolo ha bisogno di radici in decomposizione. Permettendo alle radici di decomporsi nel suolo, si arricchisce il terreno di biomassa, oltre al generoso ammontare di azoto ammonico lasciato da batteri che lavorano in simbiosi con le radici delle leguminose.

L'anno successivo, senza cambiare la disposizione dei letti di coltura, si sposta la zona seminata in modo da mettere il cereale negli spazi che erano di inter-letto l'anno precedente, le cucurbitacee vengono lasciate nella stessa fila, ma si piantano nel mezzo, fra gli steli del cereale dell'anno precedente.

In questo modo, continuando ad alternare le zone di cultura, varieremo la biomassa radicale lasciata nel suolo, ed i residui lasciati come pacciamatura. Se si desidera cambiare completamente il tipo di coltura nel campo, basta stabilire le distanze di coltura per il nuovo raccolto, tenendo sempre in mente le necessità dì luce della copertura verde, e la necessità del suolo di essere occupato da diverse specie di piante.

Negli spazi lasciati tra i letti di coltura si possono anche coltivare diverse erbe aromatiche, per cui non sono da considerare inutili; anche se da essi non si ottiene direttamente il raccolto della coltura principale, grazie alla loro presenza la qualità e la quantità di tale raccolto migliora. Nelle coltivazioni pluriennali, questi spazi proteggono i letti di coltura dalla compattazione da parte delle macchine, degli animali e dell'uomo; la loro presenza va quindi considerata come essenziale alla produzione generale.

Il campo viene coltivato con questo tipo di rotazione anno dopo anno, senza che la fertilità del suolo si esaurisca, anzi migliorandone la qualità. Questo vale per suoli agricoli di qualsiasi tipo.

Ecco alcuni esempi di consociazione in agricoltura ovvero come alcune piante possano trarre beneficio dalla vicinanza con altre o come sia meglio in alcuni casi tenere lontane le colture:

 

► Aglio Contribuisce alla crescita e alla salute di rose e lamponi.

► Basilico migliora gusto e sviluppo dei pomodori. Respinge mosche e zanzare. Tenere lontano dalla ruta.

► Camomilla Ottima la consociazione con cavoli e cipolle: ne migliora il gusto e lo sviluppo.

► Dragoncello Utile in tutto l'orto.

► Erba cipollina Consociabile alle carote: ne migliora il gusto e lo sviluppo.

► Finocchio selvatico Tenere lontano dall'orto. La maggior parte delle piante non ne apprezza la vicinanza.

► Maggiorana Migliora il profumo delle piante.

► Melissa Migliora il sapore e lo sviluppo dei pomodori.

► Menta Migliora il gusto e lo sviluppo di cavoli e pomodori. Tiene lontana la farfalla cavolaia.

► Mentuccia Tiene lontana l'altica.

► Nasturtium E' molto utile ai ravanelli, ai cavoli e a tutte le cucurbitacee. seminato sotto gli alberi da frutto tiene lontani gli afidi e altri insetti.

► Petunia Protegge i fagioli dagli insetti.

► Rosmarino Consociabile con cavoli, fagioli, carote e salvia. Tiene lontane la cavolaia,la mosca delle carote e l'epilachna.

► Salvia Consociabile con rosmarino, cavoli e carote ma non con i cetrioli.

► Tagete E' una delle piante più attive nella lotta agli insetti.

► Timo Il suo odore tiene lontano la cavolaia.

► Valeriana Va bene ovunque nell'orto.

 

Questo è il link dove puoi trovare una buona tabella di consociazione degli ortaggi

www.ortoland.it/images/p064_1_00.jpg  

 

RINGRAZIO IL SITO ALTERVISTA.ORG